Come prevenire i conflitti con i figli

I genitori possono prevenire molti conflitti con i figli modificando le strategie che utilizzano normalmente nella quotidianità.

Se si è giunti ad un litigio che ha minato il rapporto genitore-figlio significa che il modo in cui è stato gestito con molta probabilità era inadatto.

Spesso non è il contenuto (l’argomento) di cui si parla, a far litigare ma il modo, il messaggio implicito che si passa durante la litigata. A volte si finisce, pur di aver ragione, a svalutare l’idea dell’altro o persino fare giudizi e critiche sulla persona che ha espresso la propria opinione.

Inoltre tra genitore e figlio c’ è un’ asimmetria di posizione poichè il genitore si sente in dovere/ potere di insegnare creando così una disparità nel confronto.

Una strategia efficace per prevenire molti conflitti con i figli e su cui oggi focalizzerò l’attenzione è la capacità dei genitori di modificare il proprio atteggiamento. Questa idea potrebbe far sentire minacciati i genitori perchè viene richiesto a loro di cambiare invece che ai figli.

Nella nostra cultura c’è più attenzione allo sviluppo dei bambini invece che allo sviluppo dei genitori. Si parla di bambini problematici ma mai di genitori problematici. E raramente si sente parlare di relazioni genitori- figli problematiche. Tuttavia ogni adulto incontra nella sua vita momenti in cui per prevenire conflitti deve riadattare il proprio atteggiamento o lavorare per migliorare delle relazioni.

Un amico che arriva sempre in ritardo? Un coniuge che si dimentica le ricorrenze? Col tempo quello che vi irritava l’avete accettato. Non è cambiato lui ma il vostro atteggiamento.

Molti genitori ad esempio accettano più facilmente l’atteggiamento dei figli dopo la nascita del secondo figlio. Possono imparare a diventare più accettanti dopo aver trascorso più tempo nel ” modo dei bambini e dei compagno di scuola del figlio” o dopo aver letto dei libri sull’argomento.

ACCETTARE SE STESSI

Molte ricerche hanno evidenziato una stretta relazione tra il grado di accettazione degli altri e il grado di accettazione di se stessi. Chi accetta se stesso con molta probabilità accetta anche gli altri.

Le persone che non sopportano molti aspetti della proprio personalità normalmente hanno difficoltà a tollerare molti aspetti degli altri.

La domanda intima e molto personale che il genitore dovrebbe farsi è: QUANTO MI PIACCIO?

Se la risposta onesta è “poco” significa che c’è una mancanza di accettazione di sè. Il genitore dovrebbe riesaminare la propria vita e trovare il modo di sentirsi maggiormente appagato. Le persone con fiducia in sè sanno sfruttare le proprie attitudini per raggiungere nuovi obiettivi, ottengono risultati, agiscono.

I genitori che soddisfano i proprio bisogni si accettano di più. Questi genitori non dipendono dalla “riuscita” dei figli. I figli non sono un modo per sentirsi migliori. Le persone con un alta autostima accettano maggiormente i propri figli e il modo in cui si comportano. Riducono le aspettative e le pressione ma anzi li affiancano nelle loro peculiarità e talenti naturali.

Se invece il genitore si sente poco appagato nella vita dipende molto da come gli altri giudicano i propri figli ed è probabile che non riesca ad accettare i propri figli specialmente quando possono farli apparire ” cattivi genitori”.

Un genitore che ha bisogno “dell’accettazione sociale” sente più forte la necessità che i figli si comportino in modo specifici. Diventa più rigido e si inquieta quando i figli trasgrediscono ai loro principi.

Così generare “bravi figli” significa che conseguono buoni risultati a scuola, sono bravi nello sport, ciò diventa un status sybol.

Hanno bisogno di sentirsi orgogliosi dei propri figli. In un certo senso, senza consapevolezza, usano i figli per autostimarsi e sentirsi meritevoli.

Questo articolo non vuole dare risposte preconfezionate ma aprire a una riflessività nel genitori nella sua relazione con il figlio.

Durante la mia attività clinica spesso ricordo ai genitori questo concetto: “avete creato una vita adesso permettete a vostro figlio di viverla. Lasciategli decidere, affiancandolo con rispetto, cosa vuole fare della vita che gli avete dato”.

I vostri figli non sono vostri figli. Sono figli e figlie dell’ardore che la Vita ha per se stessa.

Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi, e benchè vivano con voi, non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,

Poichè hanno i loro pensieri…

Potete sforzarvi di somigliare a loro, ma non cercate di farli somigliare a voi.

Poichè la vita non va indietro nè indugia su ieri.”

(Da il Profeta, Gibran)

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